Lo scorso 20 novembre la Banca Centrale della Repubblica di San Marino ha diffuso un comunicato stampa che annuncia il sostanziale completamento del programma di risoluzione di Banca Nazionale Sammarinese Spa (BNS), la banca – oggi di proprietà della stessa Banca Centrale – sorta sulle altrettanto sostanziali ceneri di Banca Cis Spa. Come noto la vicenda dell’ennesima banca sammarinese in difficoltà, appunto Banca Cis Spa, ha occupato le pagine dei giornali e le giornate degli interessati a vario titolo, tra i quali il Fondo Pensioni di San Marino, per i primi sei mesi di quest’anno. In giugno, ed esattamente il 14 giugno 2019, è stata emanata una legge, la numero 102, che ha introdotto strumenti di risoluzione delle crisi bancarie a tutela, nelle intenzioni, del sistema bancario. Oggi Banca Centrale, che, come si legge dalla relazione accompagnatoria della legge, ha lavorato al testo attraverso i propri tecnici, ne festeggia l’ottimo risultato, frutto – leggendo ancora dal comunicato stampa – della professionalità dimostrata dall’amministratore speciale, dai dipendenti della banca e dalle banche cessionarie. Insomma un ottima notizia! Sorge quindi almeno una riflessione spontanea: ma se era davvero così facile risolvere i problemi delle banche, perché non ci abbiamo pensato prima? Per rispondere a questa semplice domanda è necessario fare una breve analisi dello strumento che è stato utilizzato. Il termine risoluzione è stato mutuato dalla Direttiva 2014/59/UE che istituisce norme e procedure per il risanamento e la risoluzione di enti creditizi. I punti cardine della Direttiva sono due: l’introduzione di autorità nazionali di risoluzione (tipicamente le Banca Centrali) e l’obbligo di introduzione, da parte delle banche, di piani di risanamento per la prevenzione delle crisi. Si tratta di un tema che ha svariati aspetti di complessità, ma volendo offrire un quadro semplice ed intuitivo possiamo descrivere questa direttiva come la risposta alla crisi delle banche, una risposta che prevenga il problema, piuttosto che risolverlo ex post. La sistemazione dei guasti di una banca, infatti, è cosa tutt’altro che semplice, anche per la grande Europa. In ogni caso ciò che emerge è il tentativo serio di sostenere il sistema bancario in quanto essenziale al sistema economico. Anche nella legge n.102 l’intenzione apparente è stata quella di salvaguardare il sistema economico, attraverso la stabilità del sistema, tuttavia, a giudicare dalle prima indicazioni “strategiche”, BNS dovrebbe diventare un veicolo per la gestione degli NPL, un’azienda, pertanto, il cui capitale può essere anche di soli 200.000 euro. A cosa è servito quindi ricapitalizzare BNS – da parte oltretutto della stessa Banca Centrale che, tra l’altro, è soggetto controllato e controllante – se l’attività bancaria dovrà essere svolta per pochi mesi? BNS ha ceduto alle banche cessionarie oltre 80 milioni di euro di raccolta e, a compensazione di ciò, una parte dei propri attivi, ha cioè svuotato le proprie casse, rinunciando di fatto all’attività bancaria, avendo quale prospettiva la trasformazione in un “veicolo”; metafora abusata che, concretamente, indica una Società di Gestione, cioè un ente che deve avere un capitale minimo largamente inferiore a quello di una banca. Ciò che appare, pertanto, è un processo di liquidazione della banca, un processo che in poco o nulla si differenzia dai precedenti interventi di rigore. Un processo, anzi, che già era del tutto presente nella legge bancaria. Quali sono quindi i motivi per l’introduzione di una norma, la legge 102, che nulla o quasi ha della Direttiva a cui è ispirata e che ha portato agli stessi identici risultati delle norme preesistenti? I dipendenti andranno in cassa integrazione, i depositanti dovranno attendere anni prima di rivedere i propri risparmi, la banca smetterà di essere banca, i danni economici saranno di peso alle future generazioni. Non sono gli stessi effetti di Asset Banca, di Eurocommercial bank, di Banca Commerciale e di tutte le altre banche chiuse in questi anni? Se questa è la finalità di Banca Centrale, probabilmente l’articolo 3 della legge 96/2005, che ne stabilisce lo statuto, deve essere cambiato per adeguarlo ai risultati degli ultimi 10 anni!

Giacomo Ercolani

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