L’attuale situazione sammarinese è tristemente descrivibile come un travolgente paradosso. La risposta all’emergenza determinata dal virus risulta inevitabilmente scomposta. Anche all’interno degli stessi membri del governo emergono alcuni evidenti dissapori ed incertezze sulle decisioni fino ad ora prese o rimandate. Forse non era possibile fare meglio proprio per la straordinarietà della situazione che costringe chiunque a scelte che altro non sono che tentativi, nonostante il controllo supposto. A fronte di una situazione sanitaria complessa lo sforzo è tangibile ed efficace, ma il quadro economico è disegnato solo sulla base delle prospettive dei diversi protagonisti: la certezza di un disastro ancora privo di forma. Alcune centinaia di imprenditori si sono recentemente e disperatamente riuniti per gridare la loro richiesta di aiuto. Ciò, ma è solo un esempio per quanto rilevante, offre il chiaro profilo della tragedia imminente che pretenderà un cruento tributo economico, oltreché umano. Tutta questa incertezza, questo fuggi fuggi, disegnano paradossalmente un quadro molto chiaro, il quadro di una depressione che avrà un posto d’onore nei libri di storia. La soluzione alla prospettiva economica che attende San Marino non può arrivare solo dal governo, ne da paesi amici, è ovvio. Certamente potranno arrivare denari, ma in cambio di cosa spaventa solo al pensiero. Il rischio di una svendita della sovranità è concreto senza prospettive economiche di rilancio dell’economia ad un ritmo superiore a quello degli stati confinanti, ma ciò si ottiene solo con sforzi che le sole istituzioni pubbliche forse non sono in grado di garantire, non ora. Da queste pagine più volte abbiamo fatto riferimento alla necessità di uno sforzo di solidarietà che superi i confini nei quali fino ad ora ha trovato cittadinanza. Una ipotesi di sostegno, con un ulteriore paradosso, potrebbe arrivare proprio dal tessuto economico locale. Fino ad oggi l’economia sammarinese non ha avuto la necessità di comportarsi come un distretto industriale, nel quale le competenze e le esperienze vengono messe a fattor comune per la crescita di un singolo settore o di settori omologhi. D’altra parte mai prima d’ora il sistema economico moderno si era trovato a dover affrontare una situazione così singolare, tanto meno a San Marino. Ebbene tante sono le possibilità che possono essere offerte dalla solidarietà reciproca delle aziende del territorio, anche aziende che operano in settori distanti: la messa a fattor comune delle singole esperienze, siano esse positive o negative; la messa a fattor comune delle soluzioni ipotizzate, siano esse pubbliche o private; la messa a fattor comune delle risorse, siano esse umane, tecnologiche o finanziarie. Proprio questa ultima potrebbe essere la prima e la più facilmente percorribile: vi sono aziende che soffrono più di altre, ma non è sempre vero che chi ha visto calare fortemente il proprio fatturato non possa offrire qualcosa in cambio a chi, viceversa, ha liquidità da offrire in una sorta di grande accordo di tesoreria. Le soluzioni nascono laddove le si cerca con impegno e dedizione. La pretesa di uno Stato assistenzialista, per quanto legittima, rischia di essere insufficiente. Certo si potrebbe attendere una immunità di gregge anche per il sistema economico, ma è proprio vero che l’imprenditoria sammarinese non possa fare meglio delle pecore? Solo alla risposta del paese seguiranno le misure di ulteriore sostegno del governo, sperare nel contrario è semplicemente stupido.
Giacomo Ercolani




















