Riflessioni sulla Sanità romagnola

La Sanità è l’argomento più dibattuto in questa campagna elettorale; il motivo principale è che riguarda tutti i cittadini, ci accompagna dalla nascita alla morte, inoltre la spesa sanitaria regionale è superiore ai 2/3 della totalità del bilancio, quindi una parte economica molto importante

Nel 2014 prende vita ufficialmente il primo e forse ultimo, progetto sperimentale, unico in Italia, proprio qui in Romagna: l’AUSL ROMAGNA cioè  l’accorpamento delle 4 Ausl:  Rimini, Forlì, Cesena, Ravenna.

Non essendo un’operatrice sanitaria e facendo un altro lavoro, posso solo riferire alcune  criticità evidenti, ma non saranno certo le uniche. E’ oramai storia conosciuta quella della progressiva e inarrestabile chiusura di tutti i presidi sanitari periferici, circa  una ventina, chiusi negli ultimi anni. Ma, detto questo,  vorrei porre l’attenzione su come, in maniera superficiale e, forse,  irresponsabile,  si possa dare inizio ad un processo di accorpamento di 4 AUSL così importanti, senza un progetto completo nei particolari che potesse garantire l’efficienza di questo “Pachiderma” sin dal primo giorno.

Sono già  passati 6 anni e  l’informatizzazione o la messa in rete delle 4 Ausl non è stata ancora  portata a termine nè, tantomeno, messa in funzione  e, tale obiettivo sembra, purtroppo ben lontano.

Per comprenderne meglio gli effetti negativi, se andate al pronto soccorso di Cesenatico, siete nel territorio della ex Asl di Cesena di conseguenza il vostro caso fa capo a Cesena stessa cosa se vi rivolgete al Pronto Soccorso di Santarcangelo, quel presidio dialoga  solo ed esclusivamente con Rimini. Non avete ancora possibilità di scegliere la destinazione a meno che vi trasferiate con un vostro mezzo e con molta probabilità dovreste ricominciare l’iter Pronto soccorso.. Un’unica Ausl ancora, solo sulla carta.

Altro aspetto, allo stesso modo  vergognoso, ma ben più grave, sono gli stipendi del personale. Non dimentichiamo che ad oggi, non essendo in numero sufficiente per sopperire alle richieste, gli operatori sanitari hanno accumulato ore e ore di straordinario e mesi di ferie non godute, ma ancora più scandaloso è che gli stipendi sono ancora da uniformare, dopo 6 anni.  A livello di busta paga ancora sono 4 Ausl con forti disparità di trattamento economico per i dipendenti delle diverse Asl originarie.  A noi imprenditori privati sarebbe mai concesso farlo??

Da anni, continuiamo a subire la realizzazione di progetti le cui conseguenze non sono considerate, di progetti gestiti poi in maniera molto superficiale;  ma quello che è il vero dramma e non viene mai preso in considerazione è  il disagio che tutto questo comporta a noi utenti del servizio sanitario. Questo andazzo è comune a tutti i settori della amministrazione regionale, in particolare per la nostra Romagna che è la cenerentola della regione.

Le promesse del Governatore uscente in questa campagna elettorale, riguardo la sanità rasentano il ridicolo. Apertura  di nuove case della salute, ripristino dei punti nascita, infermiera di quartiere, liste di attesa massima ai pronto soccorsi di 6 ore, addirittura comprese della consulenza medica, cioè 6 ore in tutto.

Ma dove sono stati fino ad ora?? Quale Regione governavano ?  per anni hanno chiuso i presidi sul territorio ed ora, in campagna elettorale promettono e fantasticano di riaprirli: ma perchè li hanno chiusi?

Per me che sono di Savignano, l’esempio dell’inefficienza delle sinistre è lampante e facile da verificare, basta pensare all’ospedale Santa Colomba (che nostalgia!) chiuso da 20 anni circa e, oggi, ridenominato “Casa della Salute”. Il Santa Colomba è stato oggetto di cambiamenti continui e ancor oggi, non funziona nulla di quanto proposto. Mi risulta che sia, addirittura, chiuso per lavori; il reparto radiologia, un nostro vanto, è ora aperto solo al mattino; il  Pronto Soccorso è diventato Prima assistenza (nuove definizioni per lanciare progetti eclatanti che quasi mai funzionano), con dati poco credibili di 1000 interventi annuali contro quelli reali passati del PRONTO SOCCORSO di 4.400.

E’ chiaro che i codici bianchi riversati sui pronto soccorso esistenti diventano un problema e l’attesa che supera le 10 ore è diventata una normalità. Progetti poco definiti e mal gestiti. Quando si attuano dei cambiamenti, non si butta via tutto per ricominciare, si usano gli strumenti attuali e con determinazione, ma senza provocare disagi, si giunge alle finalità prestabilite che sempre devono essere migliorative.

La criticità nella gestione della Sanità è, a mio parere, grave anche perché non vi è mai stata alternanza al  Governo della regione.

Una nota positiva c’è e lo voglio ribadire, l’Hospice di Savignano è un’eccellenza fatta di eccellenze al proprio interno ma lo è,  nonostante il PD.

Quando si parla di liste di attesa, la voce ufficiale ne nega l’esistenza, ma dati aggiornati a Novembre 2019, dicono che l’Ausl Romagna ha 14.095 pazienti in lista per le prenotazioni con una media di attesa di 174 giorni, numero già impressionante, ma posso affermare con certezza che se il numero non è ancora più alto lo si deve al fatto che  chi ha urgenza e un minimo di disponibilità si rivolge al privato, con tempi di attesa, al massimo di 10 giorni.

Certo, se ci fosse stata la volontà di stare al fianco del cittadino il significato delle 4 lettere maiuscole stampate sulle prescrizioni dei medici, sarebbero state seguite dalla descrizione che la Legge Nazionale prevede. Il sistema sanitario nazionale deve garantire le prestazioni a seconda del codice che indica il medico in U come “urgente” cioè entro le 24 ore, B come “urgente differibile” cioè entro 10 giorni, D come “programmabile” cioè 30 gg per le visite e 60 per gli accertamenti diagnostici, P come “programmata” cioè entro il periodo indicato dalla prescrizione stessa.

Questo è sconosciuto a tutti, perché le sigle sono delle ignote lettere maiuscole e basta, non ci sono spiegazioni. Inoltre se l’attesa fosse più lunga di quanto prescritto, il Decreto Legislativo n. 124 dell’aprile 1998 sancisce: Qualora l’attesa della prestazione richiesta si prolunghi oltre il termine previsto… l’assistito può chiedere che la prestazione venga resa nell’ambito dell’attività libero – professionale intramoenia (dentro le mura dell’ospedale) ponendo a carico del sistema sanitario pubblico la differenza tra la somma versata e il ticket; praticamente il paziente avrebbe diritto alla visita a pagamento, con il solo costo del ticket. Purtroppo la norma non solo è totalmente sconosciuta ai pazienti, ma non è mai stata applicata dalla Regione Emilia Romagna, in fondo sono passati solo 22 anni, non c’è fretta per recepirla. Cosa valgono le promesse elettorali se non vengono applicati nemmeno  i diritti che già abbiamo.

E’ un problema economico? Non ci sono soldi? Però pensiamo in grande, il progetto dell’ospedale nuovo di Cesena, vale 156 milioni, una parte finanziata dallo Stato, benissimo. Un progetto ambizioso e forse necessario ma sappiamo già che la cifra è sottostimata e non lo dico io, parlano, persone più competenti di me di 500 milioni, io azzardo e dico 600 e non è l’unica obiezione: i tempi? Valutando i progetti realizzati, tipo il Metromare, già Metro di costa, per un tratto che non arriva ai 10 Km, Rimini – Riccione, dal tempo di progettazione all’inaugurazione nel 2019, sono passati più di 30 anni.  Se i tempi, la Regione, li prevede in maniera più ottimististica, perché spendere  2.500.000,00 di  euro per l’ampliamento del Pronto Soccorso del Bufalini, che futuro c’è per questa struttura in centro a Cesena??

La Regione Emilia Romagna ha lavorato tanto per questa campagna elettorale, ha scelto di votare l’ultimo giorno utile a disposizione,  ha predisposto che tutte le iniziative si concentrassero negli ultimi mesi del 2019, peccato che spendere soldi a spot, non serva a nulla. L’esempio del superticket che viene cancellato dal 1 settembre 2019 dalla Regione e si legge sul sito che ne viene prolungata l’esenzione, solo pochi sanno che i due Governi Conte lo hanno eliminato dal 01 gennaio 2020 DEFINITIVAMENTE e quasi nessuno sa che il Superticket è stato inventato dal PD, da Prodi, con Livia Turco Ministro della Sanità e, non essendo obbligatorio, 5 Regioni non lo hanno mai  applicato;  ma L’Emilia-Romagna è stata tra le prime ad istituirlo  ed  ora ne ha solo anticipando l’uscita definitiva, con 3 mesi in anticipo ma per fare quadrare il bilancio di quei 3 mesi di mancato incasso di 25 milioni, li riprende aumentando l’Irpef regionale, con incassi superiori e facendo pagare di più anche alle fasce più deboli. Concludiamo che il nostro Governatore uscente (speriamo definitivamente ) è un buon contabile.

L’attacco al Centrodestra, l’attacco al nostro candidato Presidente, è veramente meschino, dire che Bonaccini è capace e preparato a gestire la Regione perché la conosce bene e noi e la Borgonzoni no, è come dichiarare che al Governo della Regione devono rimanere sempre gli stessi. Certo che tecnicamente chi esce da 5 anni di Governo è superiore a chi subentra, ma noi che apriamo tutte le mattine la nostra attività, non abbiamo paura di imparare e impariamo in fretta. Abbiamo le idee chiare di dove vogliamo arrivare e con quali tempi, non solo è necessario ristrutturare le criticità, garantire il servizio sanitario partendo anche dai medici di base, coprendo le periferie rimaste isolate, portando la Regione ad essere comunicativa con i cittadini, valutando le problematiche non per statistica e dimenticando i piccoli numeri, perché ogni cittadino è un essere umano e il suo problema, anche se unico è importante, ma vogliamo procedere con progetti minuziosi e non traumatizzanti, cambiare in meglio senza creare i disagi che ogni giorno ci complicano e ci rovinano la vita.

Cambiare dopo 50 anni di Governo è necessario “l’alternanza politica è il sale della Democrazia”

Kitty Montemaggi

candidata alla Regione con Fratelli d’Italia, provincia Forlì-Cesena

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