Iniziamo con un esempio, oggi tremendamente attuale: così come alla nostra salute dobbiamo pensare quando siamo sani, alla nostra pensione dobbiamo cominciare a pensarci fin da quando stiamo lavorando. Per restare nell’esempio: se conduciamo una vita sana con attenzione ai nostri stili abbiamo maggiori possibilità di arrivare all’anzianità con una fisico più forte e maggiormente capace di sopportare gli inevitabili problemi legati a quell’età. Così riteniamo che la propria pensione, cui tutti tendiamo, debba essere preparata durante tutto il percorso lavorativo e monitorata periodicamente. Innanzi tutto perché le leggi che le regolano sono in continuo “movimento” e se non stiamo molto attenti potremmo trovarci a fine carriera lavorativa con sorprese non sempre piacevoli. Oggi poi più che mai perché le pensioni sono e saranno pagate unicamente con i contributi che abbiamo versato, pur con il concetto che i soldi con cui vengono pagate le pensioni sono quelli che, con i contributi, pagano i lavoratori nello stesso momento. Per cui il legislatore, e quindi noi stessi, dovrà tener conto di molti fattori che vanno dai contributi che arrivano da chi lavora, al PIL,  alla aspettativa della lunghezza della vita, ecc.

Cosa possiamo fare noi? Va da sé che in linea generale chi più versa più riscuoterà. Ma sempre con occhio attento per cui una visita al “medico” periodicamente ci consentirà di arrivare sani a fine percorso. Il mio consiglio è quello di verificare ogni tanto, lo stato della nostra previdenza. Come? consultando un Patronato, ente specializzato nella previdenza, come per esempio 50&più di Confcommercio presente in ogni città del nostro Paese. Pratica che mi sento di consigliare anche a coloro che già ricevono una pensione. Ci possono essere delle opportunità a volte non automatiche che vanno attivate.

Ma vediamo brevemente come stanno andando le cose nel settore in discussione. Stiamo attraversando una crisi, non solo di salute che comunque è gravissima, che si ripercuoterà su tutto il sistema economico del Paese, quindi anche sulle pensioni. Sicuramente il Governo Draghi dovrà prendere mano, finita l’urgenza pandemia, al nostro sistema pensionistico che ha scadenze ravvicinate e che dovrà reggere per lungo periodo. Al momento non pare che il problema sia impellente, ma credete quando ne prenderanno mano sarà anche incandescente.

A fine del corrente anno terminerà la cosiddetta “quota100” che permette di andare in pensione con. per esempio, 32 anni di contributi e 62 anni di età anagrafica (totale 100) che pur interessante non ha trovato il favore dei lavoratori in quanto meno della metà di chi poteva usufruirne non lo ha fatto.

Ricordato come funziona il nostro sistema, vediamo cosa è successo negli ultimi decenni per stimare cosa potrà succedere in futuro, non dimenticando che chi può sarebbe bene pensasse anche ad una pensione tramite la previdenza complementare, per la quale ci sono grazie ad una legge del 2005 delle interessanti agevolazioni fiscali. La nuova struttura previdenziale nasce con la Riforma Amato del 1992 e la Riforma Dini del 1995 che ha introdotto il sistema contributivo pur continuando  a considerarsi anche quello retributivo fino a quando andranno in pensione per età i lavoratori che hanno iniziato a versare appunto nell’anno 1995.  Anche se si tratta di una riforma del 1973, quella voluta dal Governo Rumor, sta ancora pesando molto sul nostro sistema, quindi vale la pena ricordarla. Pare che ci costi al momento almeno 7 miliardi ogni anno, per il pagamento di oltre 560 mila pensioni baby. Questa insensata ( non certo per chi ne ha usufruito!) riforma permise a suo tempo di lasciare il lavoro con soli 9 anni, 6 mesi e 1 giorno di contributi versati per ricevere un assegno pensionistico. Che è,  come ben sappiamo, a vita! Oggi paghiamo le conseguenze anche di questo.

L’auspicio è che questo Governo si dimostri “illuminato” prima di tutto nella lotta alla pandemia, che sappia riformare un sano tessuto economico, senza il quale le buone pensioni possiamo scordarle, e quindi mettere mano con saggezza e giustizia a quello che per quasi tutti i lavoratori sarà il momento di godere a fine lavoro di un lungo, sano e tranquillo momento finale della nostra vita. Che, soprattutto oggi, vogliamo augurare sana e serena per tutti i nostri lettori.

Ottavio Righini

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