“La chiusura dei locali alle 24 è un provvedimento che non ha senso. Perché si può stare seduti in un locale, con il rispetto dei distanziamento, dalle 23 alle 24 e poi non ci si può stare dalle 24 all’1? E poi perché si dice che si vieta di permanere fuori dai locali quando il divieto di assembramento è già previsto? La verità è che con questo provvedimento per moltissimi locali non avrà più senso aprire. E sono migliaia nel Paese, street bar e birrerie, e temiamo alcuni anche nel nostro territorio. Ma il danno economico con perdita del fatturato ci sarà anche per pizzerie, pub, ristoranti, cocktail bar che lavorano fino a tardi”.

E’ la tesi di Fipe Confcommercio bar, pubblici esercizi e ristoranti espressa dai due presidenti cesenati Angelo Malossi (bar) e Vincenzo Lucchi (ristoranti) sull’ultimo Dpcm del governo. ”Le soluzioni per salvaguardare la salute pubblica ci sono e senza colpire in modo indiscriminato le attività – rimarcano Malossi e Lucchi -. Ad esempio a Ferrara è stato realizzato un progetto di Fipe, in collaborazione con gli enti locali e la Prefettura, che prevede l’ingresso contingentato nella zona della movida. Potrebbe essere un modello, magari non realizzabile in tutte le realtà, ma che va nella strada giusta della collaborazione tra il privato e lo Stato. Al di là del merito, c’è anche un grave problema di metodo: il governo emana questi provvedimenti ma non dice come pensa di supportare i locali che ne pagheranno gli effetti. Nulla è stato detto se ci sarà la cassa integrazione o una qualche forma di ristoro?”.

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