Non me ne vado dal territorio bolognese senza lasciare qualcosa di mio, della mia città, Cesena.
Lo scambio è stato reciproco, ho preso tanto, ho dato tanto.
Qualcosa di me rimarrà, qua.
E qualcosa di Budrio verrà a Cesena, con me.
Quattordici anni di vita Bolognese, frammentata da vita Romagnola.
Il cuore l’ha avuta vinta, ha deciso lui per me, surclassando la mente che insisteva affinché restassi qua, nella Bassa Bolognese, dalla parte della Ragione, della Razionalità.
Noi Romagnoli siamo fatti così, o torniamo o moriamo dentro.
Comunque, non si può tagliare di netto.
Qualcosa di significativo resta, per me, per il territorio, per loro.
Lo scorso giugno, in una serata dedicata alla musica, di cui Budrio è fiera portatrice, porto mia figlia Aurora ad un saggio musicale organizzato per i piccoli allievi del corso propedeutico della Scuola Musicale Diapason.
I bimbi, guidati dai maestri, cantano e suonano per le strade di Budrio.
È una serata calda, colorata, profumata. Gli ultimi giorni di primavera.
I bambini sono felici, noi genitori orgogliosi.
Colgo finalmente l’opportunità di visitare il Museo dell’Ocarina di Budrio, quella sera è aperto in occasione della serata musicale.
Se dici Budrio, in Romagna, tutti dicono subito tre cose… anzi, dall’anno scorso quattro, ma una non la voglio ripetere, perché ha veramente segnato un territorio, gettando un’ombra di terrore durata per almeno sei mesi.
Budrio è l’Ocarina, il Centro Protesi Inail e le Patate Pizzoli Selenella. E anche tanto altro: la Comet, la Caserma Ciarpaglini, la vita agreste, l’Agribu, la Primaveranda, il teatro Consorziale dove si esibiscono le migliori compagnie teatrali d’Italia, le Torri dell’Acqua, la Bonifica Renana con le sue opere ingegneristiche, l’astronomo e politico risorgimentale Quirico Filopanti.
Oltre ad essere un bel paese, con un centro storico di tipica impronta bolognese, gradevole, caloroso, intimo. Un centro dove fare anche incontri particolari, con alcuni suoi abitanti che vengono chiamati con affetto “i mattucchini di Budrio”. Questo l’ho imparato dalla scrittrice budriese Simona Vinci, vincitrice del premio Campiello nel 2016 con il romanzo basato su fatti realmente accaduti “La Prima Verità”.
Tornando a quella sera di giugno, quando entro al Museo dell’Ocarina, sono rapita dalla storia di questo strumento inventato proprio qui a Budrio nell’Ottocento.
Nelle varie teche del museo, sono esposte tanti tipi di ocarine, dalle classiche in terracotta, alle altre in legno, metallo; dalle più antiche a quelle dei giorni nostri. Ci sono anche gli stampi dei primi maestri costruttori, fino alle creazioni più moderne.
Le ocarine esposte sono presentate anche nella classica composizione del “settimino”, ovvero sette ocarine di grandezze diverse, dalla più piccola che genera dei suoni molto acuti, alla più grande che emette suoni bassi.
Qualche anno prima ero andata ad un concerto di ocarine al teatro Consorziale, c’era anche il Sindaco Giulio Pierini (sindaco fino al 2017) che suonava. E tanti musicisti provenienti da tutto il mondo, anche dalla Cina, dalla Corea, dal Giappone. Tutti a suonare questo melodioso strumento, che ogni due anni viene festeggiato a Budrio con un Festival ad esso dedicato. Il prossimo sarà nel 2019.
http://www.ocarinafestival.it/
Il museo dell’Ocarina si sviluppa anche al secondo piano. Ed è qui che mi viene il “colpo di genio” per il collegamento con Cesena.
Questa area è dedicata agli strumenti musicali in terracotta e ai fischietti musicali.
Eravamo in giugno, pressapoco verso il 15. Vedendo tutti quei fischietti la mia mente è andata dritta dritta al “mio fischietto”, quello della mia infanzia, quello che ancora oggi acquisto ogni 24 giugno a Cesena, in occasione della Fiera di San Giovanni.
Il Fischietto rosso in zucchero di San Giovanni di Cesena.
Lo cerco fra quelle teche….. ci sono fischietti provenienti da tutto il mondo, dal Sud America, dalla Cina…. ma il “mio fischietto” non c’è!
Mi stupisco…. ma come, Cesena è a 80 km da qui e nessuno ha mai pensato che fra questo museo e il nostro fischietto c’è un collegamento?
Ma qui ne sanno dell’esistenza? E a Cesena, sanno che c’è questo museo?
Bisogna fare qualcosa!
Contatto il responsabile del museo, Fabio Galliani e lo metto al corrente della similitudine. In quel momento è in Cina, per corsi di aggiornamento sull’Ocarina. Ma si dimostra subito interessato a saperne di più.
La Fiera di San Giovanni è alle porte. Appena inizia, vado nella bancarella che vende il fischietto vero di San Giovanni, quello che ha la parte “fischio” in zucchero, che fischia veramente e che poi si può mangiare. Perché, da decenni ormai, esiste anche il fischio con la parte finale in plastica.
Ma io sono affezionata all’originale.
Acquisto tre fischietti: uno piccolo, così che si possa provarlo, suonarlo e finalmente gustarlo.
E altri due più grandi, uno a forma di Ochetta e l’altro a forma di Galletto.
Dalla mia poesia 24 giugno Capodanno cesenate
“Se la morosa vuoi che ti diventi sposa
Non scordarti di donarle
Il fischietto rosso fuoco
Della forma del galletto
Per dimostrarle il tuo affetto”
Informo della cosa il mio amico Lelio Burgini, il quale ha raccolto e scritto anche sui giornali di Cesena particolarità e fatti storici sul fischietto di San Giovanni.
Lelio mi procura le fotocopie degli articoli.
Porto il tutto al Comune di Budrio, in attesa del ritorno di Fabio.
E dopo qualche mese faccio visita al Museo dell’Ocarina di Budrio, al secondo piano.
Ed eccoli lì i due fischietti, insieme ai fischietti di tutto il mondo.
Cesena, qua a Budrio. E anche un po’ di me.
E Budrio verrà a Cesena con me, con una ocarina in terracotta firmata e contrassegnata dal maestro Fabio Menaglio, l’ultimo rimasto operativo.
Al cuor non si comanda, ma il ricordo del bello e del bene rimane. E io a Budrio voglio bene!
Chiara Dall’Ara

































