Giovedì 14 febbraio, nel giorno di San Valentino, presso il Teatro Ebe Stignani di Imola alle 21.00, si esibirà Uto Ughi in quartetto, accompagnato da Maryse Regard al violino, Raffaele Mallozzi alla viola e Luca Pincini al violoncello, con un repertorio dedicato a tutti gli innamorati: in programma l’Americano di Dvořák e La Morte e la Fanciulla di Schubert – il pezzo più importante del grande compositore austriaco.

Uto Ughi, erede della tradizione che ha visto nascere e fiorire in Italia le prime grandi scuole violinistiche, è considerato uno dei maggiori interpeti dello strumento. Dopo troppi anni di assenza dal territorio, torna al Teatro Ebe Stignani in occasione della festa di San Valentino, con un programma per quartetto d’archi dedicato a due delle composizioni più evocative e sublimi della storia della musica classica. A partire dal cosiddetto Americano di Dvořák, un quartetto d’archi che riprende molte delle melodie del folklore statunitense, che tanto aveva influenzato il Maestro russo, capace di spaziare, all’interno della stessa composizione, da atmosfere malinconiche e gravi ad altre leggere spensierate. Ma il pezzo forte del programma sarà il celebre quartetto di Schubert noto come La Morte e la Fanciulla, pubblicato postumo, dedicato all’ambivalente rapporto tra morte e gioia di vivere – con una melodia che terrorizza e attira, che sconvolge e innamora. Il tema de’ La Morte e la Fanciulla è diventato centrale per la cultura romantica, ispirando romanzi, drammi e film. Nel quartetto, la Morte incessante avanza verso la Fanciulla che, resasi conta del pericolo, sotto forma della melodia leggiadra del primo violino, comincia a fuggire.

Uto Ughi, nume tutelare di ogni violinista italiano, porterà con sé i due splendidi violini che lo accompagnano ovunque, i quali non sono solo degli strumenti del mestiere ma dei veri e propri organi viventi, che recano la memoria secolare delle grandi opere cui hanno dato vita. Uno è infatti un Guarneri del Gesù del 1744, stupendo manufatto dal timbro scuro, e l’altro è il leggendario “Kreutzer”, uno Stradivari del 1701 appartenuto al violinista cui Beethoven dedicò la celebre sonata. Non ha tutti i violinisti è concesso suonare strumenti di questo nome e questo livello, ma Uto Ughi non è un violinista normale. Dopo aver cominciato a suonare ed essersi esibito a soli sette anni al Teatro Lirico di Milano, Ughi è balzato agli onori della critica come un interprete unico e raffinato, baciato dal talento. Quando era solo dodicenne, la critica così lo definì: “Uto Ughi deve considerarsi un concertista artisticamente e tecnicamente maturo”. Ha iniziato le sue grandi tournées europee esibendosi nelle più importanti capitali. Da allora la sua carriera non ha conosciuto soste. Ha suonato infatti in tutto il mondo, nei principali festival con le più rinomate orchestre sinfoniche. Inoltre, il Maestro non limita i suoi interessi alla sola musica, ma si occupa di vivacizzare ogni aspetto della vita sociale e culturale italiana – testimoni ne sono le varie onorificenze e lauree onoris causa. Le sue incisioni sono pubblicate in tutto il mondo; tra queste, giova ricordare “Il Trillo del diavolo” (disco “live” dei più importanti pezzi virtuosistici per violino); il Concerto di Schumann diretto dal M Sawallish con la Bayerischer Rundfunk; e i Concerti di Vivaldi con i Filarmonici di Roma.

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