Una residenza per artisti, un luogo della cultura dedicato alle arti del cinema e del circo. Sarà questa la vocazione di Casa Fellini, la casa e dei nonni e dell’infanzia del regista Federico Fellini, prevista dal progetto definitivo di valorizzazione e restauro del manufatto di proprietà del Comune di Gambettola. Questa mattina la giunta comunale ha infatti approvato il progetto definitivo esecutivo dell’intervento di rifunzionalizzazione e valorizzazione architettonica, sociale ed economica dell’immobile denominato Casa Fellini elaborato dagli architetti dello studio Internoundici Architetture, Alessandro Piraccini, Fabio Piraccini e Andrea Alessandri. A finanziamento dell’opera di recupero e valorizzazione della casa concorre il contributo della Regione Emilia Romagna con risorse pari a circa 300.000,00 euro: l’opera di restauro deve essere realizzata entro la fine del 2021. L’intero intervento ammonta a 429.000,00 euro, pertanto l’opera è finanziata anche dal Comune con risorse proprie 129mila euro già stanziati. Partenza dei lavori entro il mese di settembre 2020.

“Come Amministrazione crediamo fortemente nell’opera di valorizzazione della Casa Fellini – dichiara il sindaco Letizia Bisacchi – e in quest’operazione siamo sostenuti dalla Regione che ritiene strategico questo bene culturale ai fini soprattutto di un’offerta turistico culturale che va ad integrare il circuito felliniano. Abbiamo un patrimonio culturale inestimabile, testimonianza vivida del legame del regista Federico Fellini, uno tra i più grandi artisti del Novecento, con il paese di Gambettola. A Casa Fellini il piccolo Federico trascorreva lunghi soggiorni nelle estati della sua infanzia: è qui che il regista cominciò a rivolgere la propria attenzione verso la spontaneità della vita e delle usanze contadine, l’interesse per la caratterizzazione dei personaggi tipicamente romagnoli e per l’uso della lingua dialettale come mezzo espressivo-evocativo. Nei suoi film e specialmente nelle scene ambientate nella casa gambettolese emerge come il ricordo della sua infanzia, nonostante si manifesti attraverso visioni oniriche legate al proprio immaginario, sia contenuto all’interno di ambientazioni autentiche. È sul ricordo e il sogno del giovane Federico e nel rispetto della tradizionale tipologia rurale romagnola che vogliamo recuperare Casa Fellini”.

“Il progetto di valorizzazione punta ad un recupero dell’esistente, nel rispetto della tradizione e dei segni del tempo del manufatto, che si presenta come un tipico casolare di campagna della Romagna dei primi del Novecento – spiegano gli architetti Piraccini – l’obiettivo sarà quello di rendere un rudere funzionale, confortevole, sicuro, al pari di un edificio contemporaneo, senza però perderne l’autenticità. La nuova funzione individuata per l’edificio è quella di residenza stabile per artisti e scenografi. I frequentatori della nuova struttura potranno sia lavorare con registi di riconosciuta fama che alloggiare per l’intera durata dell’attività. Al piano terra verrà individuato lo spazio dedicato alla convivialità completo di cucina, refettorio, spazio di lavoro, ufficio amministrativo e nuovi servizi igienici. Il piano primo sarà dedicato all’ospitalità, verranno ricavate due ampie camere da letto con relativi servizi che ospiteranno da due a quattro fruitori per ambiente. Puntiamo senz’altro alla flessibilità e a garantire più opportunità di fruizione dello spazio: il piano terra così configurato potrà essere utilizzato sia come sede per attività culturali che per manifestazioni temporanee aperte al pubblico. L’utilizzo della cucina potrà essere l’occasione per ricreare l’ambientazione di un’antica osteria tradizionale o dove svolgere corsi di cucina”.

“L’intervento nel suo complesso restituirà alla comunità un luogo deputato alla cultura, aperto alla cittadinanza: un luogo di socialità e condivisione; uno spazio pubblico, riconoscibile rispetto al tessuto urbano circostante – conclude l’assessore alla cultura Serena Zavalloni – Non sarà un recupero in stile ma l’originalità di Casa Fellini sarà esaltata facendo emergere le cicatrici del tempo attraverso un intervento contemporaneo che sappia narrare e raccontare una storia, che è la nostra storia”.

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