Da oggi i pubblici esercizi cesenati sono interamente chiusi al pubblico e possono soltanto praticate asporto e consegna a domicilio. Da una ricognizione effettuata da Fipe Confcommercio cesenate la stragrande maggioranza di attività territoriali del settore si è organizzata in tal senso, ma resta fortissimo il senso di frustrazione e contrarietà per l’imposizione di fermare il lavoro aperto alla clientela.

“L’ingresso inaspettato dell’Emilia-Romagna in zona arancione che si somma alle misure restrittive dell’ordinanza regionale emanata giovedì – affermano i presidenti di Fipe Confcommercio cesenate Angelo Malossi (baristi) e Vincenzo Lucchi (ristoratori) produce effetti devastanti per le imprese del commercio e per i pubblici esercizi che vedranno nei fatti la propria attività limitata se non addirittura sospesa come avviene per le zone rosse. Le nostre imprese si son prontamente adoperate per mettere in sicurezza fin da subito i luoghi di lavoro e che da un giorno all’altro si vedono costrette a chiudere con ingenti danni economici. La continuità d’impresa è ormai compromessa e gli operatori sono allo stremo: servono con urgenza risposte dalle istituzioni ad ogni livello e risorse certe e immediate per far fronte a questa situazione drammatica in cui è seriamente a rischio la tenuta economica e sociale”.
Se il merito dei provvedimenti è inaccettabile, parimenti lo è il metodo.
“Giovedì è stata emanata l’ordinanza restrittiva della Regione Emilia Romagna , concordata con il Ministero, per non slittare dalla fascia gialla in un’altra fascia – osserva il presidente Confcommercio cesenate Augusto Patrignani, e due giorni dopo la beffa inaspettata del provvedimento che ci porta in zona arancione e, a poche ora dalla entrata in vigore, non c’era ancora il documento ufficiale. I pubblici esercizi aveva fatto gli acquisti per i l week-end e avevano i posti prenotati. Non si può trattare chi lavora e gli esseri umani in questo modo. In nove mesi siamo stati seppelliti da 21 decreti legge e altrettanti Dpcm senza attendere il tempo per poterne valutare gli effetti. Il lavoro non può diventare una lotteria. E’ sempre più serpeggiante nelle categorie colpite un senso di ingiustizia che contagia lo spirito e toglie fiducia nelle istituzioni. I ristori annunciati dal governo centrale sono inadeguati, servono misure anche a livello regionale e locale in tempi strettissimi per color ai quali è stato tolto il reddito, a cui accompagnare sgravi di tributi e tasse locali. Ma i nostri imprenditori vorrebbero lavorare non essere assistiti e la loro dignità ferità è la sconfitta più grande: non di chi l’ha subita, ma di chi l’ha provocata”.

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